Odio e avidità di danaro nella «famiglia maledetta»
L’arringa dell’avv. Berlingieri
Il primo avvocato di parte civile Giuseppe Berlingieri ha preso la parola ieri mattina al processo contro la famiglia «maledetta». L’avv. Berlingieri ha ricostruito minuziosamente la preparazione psicologica del primo delitto: l’assassinio di Aldo Plazzi. «Apollonia Zanzi — egli ha detto — istillò con perfidia nell’animo dei propri figli un odio implacabile nei confronti del padre. Essa creò accuratamente l’atmosfera propizia al delitto. Tutti i suoi atti furono tali che il parricidio divenne la idea dominante di Eugenio Ciancotti e di Mario e Wallis Plazzi. Ciò basterebbe a provare la sua colpevolezza come istigatrice del crimine. Ma esistono anche le prove che il delitto fu consumato per diretta istigazione della Zanzi. Sono note le minacce di morte rivolte al marito, le lettere inviate alla giovane amante dell’agricoltore, dalle quali traspare evidente il presagio della tragedia che già incombeva.
«La partecipazione di Wallis Plazzi all’uccisione del padre — ha proseguito l’avv. Berlingieri — è provata da alcuni fatti fondamentali. Egli era l’unica persona presente nella tenuta, oltre al Ciancotti, quando il padre fu ucciso. Il delitto non potè essere opera di uno solo, poichè il vecchio era prestante e robusto. Una semplice spinta non sarebbe stata sufficiente, come pretende il Ciancotti, a farlo precipitare nel pozzo. Inoltre, il Wallis spalleggiò il fratellastro anche nelle violenze morali e nelle minacce contro la nonna, per impedirle di nominare un amministratore di sua fiducia per la quota di eredità che le spettava. Se il Wallis era estraneo all’avidità del Ciancotti, perchè non separò le sue responsabilità?
Ha iniziato quindi la sua difesa lo avv. A. Favino, che parlerà anche oggi. L’altro ieri avevano parlato gli avvocati Sponzillo, Zegretti e Ugo De Leone.

