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Padiglione Morel

Lavanderia centrale

Padiglione Morel
Padiglione Morel Lavanderia - padiglione morel
  1. Data di costruzione:
    1904
  2. Utilizzo attuale:
    Auxilium Vitae
  3. Altri nomi:
    Padiglione Morel, Lavanderia Morel, Lavanderia generale
  4. Stato di conservazione:
    buono
  5. Numero di piani:
    2

  • Contenuto aggiornato il:
    4 Dicembre 2025

Il padiglione Morel è la storica lavanderia centrale dell’Ospedale Psichiatrico di Volterra, cuore del sistema di gestione della biancheria e luogo di lavoro quotidiano per decine di ricoverate. Costruito nei primi anni del Novecento all’interno del progetto del “manicomio villaggio” voluto da Luigi Scabia, il Morel unisce funzione igienica, organizzazione logistica ed ergoterapia femminile.


Origini e contesto storico

Tra il 1900 e il 1910 il Frenocomio di San Girolamo conosce un intenso sviluppo edilizio: vengono costruiti, fra gli altri, il padiglione Kraepelin, il Lombroso per l’osservazione, il grande Verga per la degenza e la nuova lavanderia generale, intitolata a Morel. Questo “boom edilizio” è reso possibile dalla politica di convenzioni con numerose province e dall’idea di un manicomio autosufficiente, scandito da padiglioni specializzati e da officine di servizio.

In questo quadro si inserisce il progetto di una lavanderia moderna, capace di rispondere alle esigenze di igiene di un istituto che, già in età scabiana, ospita centinaia di pazienti e richiede un flusso continuo di biancheria pulita per reparti, cucine e servizi comuni.


Progettazione e costruzione (1903–1906)

La lavanderia Morel è progettata dall’ingegnere Filippo Allegri. Una planimetria del 11 aprile 1904, in scala 1:100, documenta la soluzione distributiva del piano terra e testimonia la definizione già molto avanzata del nuovo edificio.

Nei primi anni del secolo la Prefettura approva i progetti per la costruzione della «nuova lavanderia (Morel)», insieme al padiglione per refettori e sale soggiorno (Biffi, poi Zacchia), ultimato nel 1906. La lavanderia rientra quindi a pieno titolo nel primo grande ciclo di cantieri che trasformano l’ex Ricovero in un manicomio strutturato su padiglioni funzionali e collegati tra loro.


Struttura architettonica e organizzazione degli spazi

Il padiglione Morel nasce come edificio a due piani. La documentazione tecnica descrive, per il piano terreno, una chiara articolazione funzionale:

  • stanza per la scelta della biancheria, dove i capi sporchi venivano selezionati e smistati;
  • sala di lavaggio, dedicata alle operazioni di lavatura vera e propria;
  • locale macchinari, in cui erano collocati gli impianti necessari al funzionamento della lavanderia.

Al piano superiore, invece, trovavano posto: l’asciugatoio, un dormitorio destinato alle donne che lavoravano nella lavanderia e i servizi igienici ad esse riservati.

Si trattava dunque di un edificio “doppio uso”: da un lato spazio produttivo, tecnico e logistico, dall’altro luogo di vita e di riposo delle ricoverate impegnate nelle attività di lavaggio, che trascorrevano buona parte della giornata fra questi ambienti.

Sul piano impiantistico il Morel rappresentava una struttura relativamente avanzata per l’epoca: insieme al padiglione Kraepelin è fra i pochi edifici dell’istituto ad essere dotato sin dall’inizio di riscaldamento a termosifone, mentre negli altri padiglioni il riscaldamento avveniva mediante stufe in maiolica o in ferro.


Ampliamenti, ciminiera e trasformazioni (1917–anni Trenta)

Nel corso degli anni Venti la lavanderia viene ulteriormente potenziata. Fra il 1921 e il 1923 è realizzato l’ampliamento della lavanderia–guardaroba con l’aggiunta di due padiglioncini simmetrici a pianta quadrata, che completano il corpo centrale e ne aumentano la capacità funzionale.

Una fotografia del 1932 mostra una veduta parziale della lavanderia e del guardaroba con una alta ciminiera in laterizio, costruita nel 1917 e demolita soltanto nel 1971. La presenza della ciminiera testimonia l’utilizzo di impianti a vapore e di caldaie industriali, necessari a sostenere i ritmi di lavoro di un grande ospedale psichiatrico.

Negli anni Trenta, all’interno di un più ampio programma di adeguamento dell’ospedale, la lavanderia Morel viene anche interessata da interventi di sopraelevazione, che ne aumentano i volumi e confermano il ruolo centrale di questo padiglione nel sistema produttivo interno.


La lavanderia Morel nell’ergoterapia femminile

Il padiglione Morel è strettamente legato alla terapia del lavoro che caratterizza il progetto di Scabia per il Frenocomio di San Girolamo. Nel grande elenco di strutture edilizie costruite tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, accanto a colonie agricole, opifici e padiglioni di degenza, compare anche la “Lavanderia Morel”, a testimonianza della sua importanza nella rete dei servizi interni.

Il lavoro di lavanderia – selezione, lavaggio, asciugatura e piegatura della biancheria – coinvolgeva in particolare le donne ricoverate, ospitate al piano superiore del padiglione. Si trattava di un’attività pesante, ripetitiva e scandita da ritmi industriali, ma considerata all’epoca uno strumento di disciplina, normalizzazione e, nelle intenzioni dei dirigenti, di “riabilitazione” attraverso il lavoro utile all’istituto.


Il padiglione Morel nel complesso del manicomio villaggio

Già nelle planimetrie del 1910, l’area di San Lazzero mostra la lavanderia Morel accanto ai padiglioni Krafft-Ebing, Morgagni, Verga, Kraepelin e Lombroso: un nucleo compatto che riunisce degenza, osservazione, obitorio e servizi generali, secondo una logica di villaggio autosufficiente.

Nel corso del Novecento il padiglione Morel continua a svolgere la propria funzione di lavanderia generale per l’ospedale psichiatrico, adattandosi ai cambiamenti organizzativi e impiantistici dell’istituto. La demolizione della ciminiera nel 1971 segna simbolicamente la fine di una stagione basata su grandi impianti centralizzati e sul massiccio impiego di manodopera interna.


Memoria e lettura storica

Oggi il padiglione Morel rappresenta una testimonianza fondamentale per comprendere la dimensione quotidiana della vita manicomiale: non solo camere di degenza e reparti, ma anche spazi di lavoro forzato, di fatica e di organizzazione materiale dell’istituto.

Ricostruire la storia della lavanderia significa restituire visibilità alle donne ricoverate che, per decenni, hanno alimentato con il proprio lavoro uno dei servizi più essenziali dell’Ospedale Psichiatrico di Volterra, inserite in un sistema che trasformava il bisogno di cura in forza lavoro a basso costo e che oggi possiamo rileggere criticamente alla luce delle fonti archivistiche e iconografiche disponibili.


Questo contenuto è stato aggiornato il 4 Dicembre 2025
Padiglione Morel