- Data di costruzione:1929
- Altri nomi:Circolo Ricreativo dell’Associazione Fascista del Pubblico Impiego, Dopolavoro Infermieri, Circolo Dipendenti dell’Ospedale Psichiatrico, Circolo di via del Boschetto
- Stato di conservazione:buono
- Numero di piani:2
Dopolavoro degli infermieri
- Contenuto aggiornato il:15 Ottobre 2026
Il Dopolavoro degli Infermieri di via del Boschetto rappresenta uno degli edifici più significativi nella geografia sociale e comunitaria dell’Ospedale Psichiatrico di Volterra. A differenza dei padiglioni di degenza costruiti dalla Congregazione di Carità o dall’amministrazione manicomiale, questa struttura nacque da una spinta autonoma dal basso: un’opera ideata, autofinanziata e scolpita dalla forza lavoro diretta degli operatori sanitari dell’istituto.
Situata in via del Boschetto, nella zona di Sant’Andrea, la sede fu concepita non solo come luogo di riposo e ricreazione per i dipendenti, ma anche come un fondamentale punto di contatto e permeabilità tra la cittadinanza di Volterra e la comunità dell’ospedale.

Le origini dell’iniziativa: autotassazione e cantiere volontario (anni ’20)
Negli anni Venti, l’imponente espansione dell’Ospedale Psichiatrico di San Girolamo sotto la direzione del comm. dott. Luigi Scabia portò a una crescita parallela del corpo infermieristico. Gli operatori, inquadrati nell’Associazione del Pubblico Impiego, avvertirono l’esigenza di disporre di uno spazio ricreativo proprio, distinto dai reparti di custodia.
Promossa con il fermo sostegno dei medici dell’istituto, l’iniziativa si distinse per la sua modalità di realizzazione:
- Autofinanziamento: Un nucleo iniziale di circa cento infermieri decise di autotassarsi versando una quota mensile per acquistare i materiali edili ed il terreno.
- Cantiere volontario: Durante le ore di riposo, i turni liberi ed i giorni di licenza, gli infermieri stessi lavorarono gratuitamente come scavatori e muratori, edificando la struttura con le proprie braccia.

La solenne cerimonia della prima pietra (12 agosto 1929)
L’avvio ufficiale del cantiere rappresentò un evento di rilievo per l’intera città. La mattina di lunedì 12 agosto 1929, alle ore 9:00, si tenne in località Sant’Andrea la cerimonia di posa della prima pietra alla presenza delle massime autorità civili, religiose e sanitarie.
Tra i partecipanti figuravano Mons. Pierattini (che impartì la benedizione), il Segretario Politico ing. Bresciani, l’avv. Paoletti, il Rettore della Congregazione di Carità cav. Costagli, il generale De Luigi, il dott. Natoli e l’ing. Filippo Allegri. A guidare la delegazione dell’ospedale fu il direttore Luigi Scabia, il quale procedette al rito tradizionale ponendo la prima pietra e murandovi all’interno una bottiglia contenente una pergamena commemorativa autografata da tutti i presenti.
Inaugurazione, vita del Circolo e solidarietà (1932–1934)
L’edificio, collocato in amena posizione panoramica rivolta verso il mare, fu completato ed inaugurato nell’Anno XI dell’era fascista (1932-1933) con la denominazione ufficiale di Circolo Ricreativo dell’Associazione Fascista del Pubblico Impiego, Sottogruppo Infermieri Ospedale Psichiatrico di S. Girolamo.
In breve tempo il circolo vide una crescita vertiginosa delle adesioni, passando dai 100 soci fondatori a oltre 400 iscritti. La vita della struttura fu caratterizzata da un’intensa attività sociale e culturale:
- La Biblioteca interna: Nel novembre del 1933 venne aperta all’interno del Dopolavoro una biblioteca riservata ai dipendenti, costituita e arricchita grazie alle donazioni di cittadini ed enti locali.
- Iniziative di solidarietà: Nel gennaio 1934, gli infermieri del circolo diedero prova di grande coesione sociale devolvendo un’intera giornata di stipendio (circa 5.000 lire) a sostegno delle famiglie dei disoccupati di Volterra.
L’intreccio produttivo: gli arredi della Sezione Giudiziaria (1934)
Un capitolo di grande interesse storico riguarda la realizzazione degli arredi interni, che dimostra la stretta sinergia tra il Dopolavoro, l’Amministrazione e le officine interne dell’ospedale. Se l’Amministrazione manicomiale sostenne formalmente l’iniziativa deliberando una «dotazione gratuita di mobilio», la fabbricazione concreta dei mobili fu affidata all’Officina dei Fabbri e dei Falegnami della Sezione Giudiziaria (Reparto Ferri).
I dettagli contabili firmati dal Capo Laboratorio nel 1934 mostrano come i ricoverati e gli artigiani del Reparto Ferri (i “prosciolti” impegnati in ergoterapia) realizzarono su misura per la sede di via del Boschetto:
- 1 Scaffale a buffet per il ristoro
- 1 Scrivania direzionale
- Sedie (segge) e tavolini per le sale da gioco e lettura
- 1 Pedana in legno posizionata dietro il banco di spillatura
La registrazione dei prezzi nei registri contabili serviva alla Ragioneria dell’Ospedale per contabilizzare l’impiego delle materie prime e valorizzare la produzione dei laboratori manicomiali.
La chiusura, la frana del 1978 e la riconversione sanitaria
Il Dopolavoro di via del Boschetto mantenne la sua funzione ricreativa fino alla fine degli anni Cinquanta. Successivamente, le attività sociali del personale e dei degenti furono accentrate all’interno del perimetro ospedaliero, dapprima nel Cinema-Teatro sotto il padiglione Kraepelin e, dal 1971, nel nuovo Centro Sociale creato nell’ex cucina centrale Claude Bernard.
Il 3 luglio 1978, l’edificio fu interessato da un grave cedimento del muro a retta sottostante, che provocò un movimento franoso lungo il terrapieno senza tuttavia distruggere il manufatto originario. Dopo la chiusura dell’ospedale psichiatrico in seguito alla Riforma Basaglia, l’edificio e la viabilità di Via del Boschetto sono stati integrati nei presidi territoriali dell’Azienda USL, ospitando uffici amministrativi, ambulatori e consultori.
Significato storico del Dopolavoro
Il Dopolavoro di via del Boschetto riveste un ruolo simbolico e storico fondamentale:
- Orgoglio e autonomia professionale: Testimonia il senso di appartenenza e lo spirito di corpo del personale infermieristico di Volterra, capace di edificare con mezzi propri una struttura sociale di prim’ordine.
- Integrazione tra dentro e fuori: Costituì una cerniera di socializzazione tra gli operatori dell’ospedale e gli abitanti del quartiere di Sant’Andrea e Borgo San Lazzero.
- Valore dell’ergoterapia: Dimostra la capacità manifatturiera dei laboratori artigianali e della Sezione Giudiziaria dell’ospedale, i cui arredi hanno arredato per decenni la vita quotidiana dei dipendenti.
Conclusioni
La vicenda del Dopolavoro degli Infermieri di via del Boschetto racconta una storia di comunità e lavoro che va oltre la semplice cronaca edilizia. Da cantiere volontario scavato a mano dagli infermieri a presidio sanitario della USL, questo edificio resta una delle testimonianze più vive dell’eredità umana, sociale e materiale dell’ex Ospedale Psichiatrico di Volterra.
Aiutaci a riconoscere i volti (foto 1932)
A corredo di questa scheda pubblichiamo una straordinaria fotografia d’epoca del 1932 (gentilmente concessa da Monia Poli), che ritrae il gruppo degli infermieri dell’Ospedale Psichiatrico in posa davanti alla sede di via del Boschetto.

Fai parte di una famiglia di storici infermieri volterrani?
Se riconosci una tra le persone ritratte in questa fotografia del 1932, scrivici a info@manicomiodivolterra.it per aiutarci a dare un nome a ciascuno dei protagonisti di questa immagine storica.

